Migranti. L’aumento degli arrivi? Dovuto ai flussi dalla Tunisia
Come riporta l’agenzia Nova, che ha avuto accesso a dati interni del Viminale, almeno 12.083 persone sono partite dalla Tunisia da inizio anno fino al 13 marzo, più di 170 sbarchi al giorno, con un aumento del 788 per cento rispetto ai 1.360 arrivi dello stesso periodo dello scorso anno. “Da ottobre a dicembre 2022 c’è stato in effetti un incremento delle partenze dalla Libia, in particolare dalla Cirenaica di Haftar. Ma dalle informazioni che abbiamo sarebbe dovuto a un blocco della pesca che ha portato i pescatori a scendere a patti coi trafficanti per questioni economiche- spiega Flavio Di Giacomo, portavoce dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) -. In generale, in Libia c’è un’instabilità politica dai tempi di Gheddafi, nel paese le partenze e il transito sono complicati. La visione eurocentrica ci porta a dire che stanno arrivando tutti qui, quando in realtà l’ 80% dei rifugiati è accolto in Africa. Inoltre, l’interpretazione che ci sia una longa manu di qualcuno per stabilizzare l’Italia lascia molti dubbi. Soprattutto perché l’aumento evidente che stiamo registrando è quello dalla Tunisia, e questo non ha nulla a che fare con Wagner”.
La Tunisia negli ultimi anni sta vivendo una crisi profonda, economica e sociale. Molte famiglie sono scese sotto la soglia di povertà. A questo si è aggiunto un clima di intolleranza nei confronti degli stranieri immigrati nel paese. In un discorso pronunciato il 21 febbraio scorso, il presidente tunisino, Kais Saied, si è scagliato contro le “orde illegali di migranti dall’Africa subsahariana” che a suo dire fanno parte di un disegno criminale per “cambiare la composizione demografica” e fare della Tunisia “un altro stato africano che non appartiene più al mondo arabo e islamico”. Per Amnesty International questo discorso è un vero e proprio incitamento all’odio razziale.
“In Tunisia la situazione è drammatica, c’è una vera e propria caccia al nero - aggiunge Di Giacomo -. I migranti africani in Tunisia erano già oggetto di disccriminazione, oggi la situazione è peggiorata, nessuno si sente al sicuro, sono un potenziale target specialmente dopo il discorso che punta sulla sostituzione etnica”. Alcuni cittadini di paesi subsahariani, come Costa D’Avorio e Guinea hanno deciso di lasciare il paese, attraverso voli di rimpatrio verso il paese di origine. Altri stanno tentando la via del mare verso l’Italia e l’Europa. A confermarlo sono anche i dati del ministero dell’Interno. Per la prima volta quest’anno le prime nazionalità di arrivo nel nostro paese sono proprio Guinea e Costa D’Avorio, seguono Bangladesh, Pakistan e Tunisia.
“Guardando i dati sui flussi è chiaro che l’aumento che si registra in Italia è strettamente legato alla difficile situazione tunisina - sottolinea Sara Prestianni, responsabile dei programmi di Euromed Rights -. Dopo le dichiarazioni di Saied di febbraio per i subsahariani la situazione è difficilissima. Sappiamo di arresti arbitrari, di persone che stanno perdendo lavoro e alloggio. Qualcuno ha lasciato il paese per tornare in patria, altri prendono la via del mare. A ciò si aggiunge la condizione dei cittadini tunisini che vivono in un paese attraversato da una crisi profonda. Dobbiamo quindi guardare a questi elementi per spiegare un flusso così in aumento, non ad altre tesi che per ora non hanno un riscontro oggettivo”.